Domenico Mazzocchi
Dovemo piangere la Passione di N.S.
da: 'Musiche sacre, e morali', Roma 1640
(testo: Girolamo Preti. da 'Poesie' Venezia 1614)
Piangete, piangete, occhi piangete,
Non più gli altrui rigori, ò il dolor mio,
Ma il dolor del mio Dio,
Che del mio pianto ha sete.
Piangete, occhi piangete.
Deh, non piangete più la feritate
Di terrena beltate,
Piangete la pietà, l’amor di Lui
Che langue, (oh Dio) per cui?
Langue perché di mia salute ha sete.
Piange, occhi piangete.
Non piangete d’Amor l’arco mortale,
Mà quell’arco vitale
Di quelle braccia aperte,
Arco pietoso, e forte,
Che saettò la morte
Con ferita, onde voi salute havrete.
Piangete, occhi piangete.
Non piangete gli strali
Ond’empio amor terreno
Già mi trafisse il seno
Questi piangete, ohimè, chiodi pungenti
Delle piante innocenti,
Avventar questi strali
Vostre colpe mortali,
Voi, voi gli Arcieri sete,
Piangete, occhi piangete.
Occhi miei, che spargeste
Di lagrime i torrenti
Per due begli occhi ardenti,
Spargete hor caldi fumi
Per quel Fattor celeste,
Che creò quei bei lumi.
Voi, che del pianto aveste
Nulla, o poca mercede,
Da chi non cura, ò crede,
Deh sgorgate di lagrime
Una piena per quel Fattor, che rende
Vero amor per amor, gioia per pianto;
Voi, che piangeste tanto,
Hor come, occhi miei lassi, aridi siete?
Piangete, occhi piangete.
Mentre chi mi diè vità,
Per me fatto mortale,
à morte langue,
Si prodigo di sangue,
Occhi miei, voi di due lagrimette avari sete.
Piangete, occhi piangete.
Domenico Mazzocchi
La Maddalena ricorre alle lagrime
Italian, English and German text in pdf
da: 'Dialoghi e Sonetti', Roma 1638
(testo: Cardinale Roberto Ubaldino)
Lagrime amare all'anima che langue
Soccorrete pietose il dente rio
Già v'impresse d'inferno il crudel angue
E mortifera piaga ohimè, v'aprio.
Ben vuol sanarla il Redentore esangue
Ma indarno sparso il pretioso rio
Sarà per lei di quel beato sangue
Senza il doglioso humor del pianto mio.
Su dunque amare lagrime correte
A gl'occhi ogn'or da questo cor pentito
Versate pur che di voi sole ho sete.
Se tanto il liquor vostro è in Ciel gradito
Dirò di voi che voi quell'acque sete
Ch'uscir col sangue da Giesù ferito.
Luigi Rossi
Oratorio per la settimana Santa
Edizione critica dai mss. Barb. lat.419, 4199; 4296 e 4231 a cura di Diego Cantalupi
(Testo: Giulio Cesare Raggioli)
Italian, English and German text in pdf
PRIMA PARTE
Turba
Baraba a noi si dia!
Le turbe d’Israel Gesù non chiedono,
e a te preside nostro a dir sen riedono
che grazia o dono ci sia.
Baraba a noi si dia!
Pilato
A lo strepito insano di popolari strida
chi resister confida?
Di sostenere invano giuste lance d’Astrea
suda il mio stento, con popolo inumano,
in cui d’ogni ragione il lume ha spento
cieco livore e ferità natia.
Turba
Baraba a noi si dia!
Pilato
Baraba il seduttore, l’omicida rapace,
fatto da voi per tanta grazia audace,
vedrassi ancor di nuovi falli autore?
Ché purtroppo a le colpe ampia è la via
e ’l fallire e ’l peccar mai non s’oblia.
Turba
Baraba a noi si dia!
Pilato
E di Gesù che fia?
Quei che non mai fallì,
a chi darassi, a chi, turba feroce?
Turba
Alla croce, alla croce!
Pilato
Alla croce il vostro re?
Turba
Che re? Del nostro inclito stuolo,
sola fenice e re, Cesare è solo.
Pilato
E risplender per un empio
si vedrà nel vostro petto
di pietà nobile affetto?
E con tragico scempio
contro d’un’alma ch’è di colpe ignuda
vedrassi ognor più cruda
imperversar di voi l’ira e la voce?
Turba
Mora, si, mora in croce!
Pilato
Di si rigida sentenza l’innocenza
le querele a le stelle erger saprà,
e di grave torto ch’io comporto
chi mai giusta cagione addur potrà?
Turba
Così varia è la Fortuna
come è varia altrui la cuna;
così varia è la sorte, il fato è vario;
altri al trono riserba, altri al Calvario.
Pilato
Troppo i lumi vi benda invido velo.
Turba
E troppo in te s’appanna
la luce del tuo bene.
Giudice che non danna
reo che re si fa dire,
anzi alle pene di ritrarlo procura,
l’amicizia di Cesare non cura.
Pilato
O di colpo mortale aspra puntura!
Cedi, cedi, mio zelo!
Punirà l’ira del cielo tanto error, si grave fallo.
Ben del sangue d’un giusto, e ’l cielo sallo,
innocente io mi sono: le mani io lavo,
e Baraba a voi dono.
Turba
Se gelata paura il cor t’ingombra;
se paventi, se t’adombra
dove possa quel sangue a cader vada,
si, si, sopra a noi cada.
De’ temuti tuoi perigli
le vendette e le sciagure
cadan pure a noi sopra e i nostri figli.
Cada intanto trafitto
sopra d’un legno il Nazzareno invitto,
e sia d’un re mentito al folle orgoglio
come scettro una canna,
un tronco il soglio.
Demonio
Respirate, atre caverne,
là nel baratro profondo;
non più, no, lagrime eterne
faccian mare al basso mondo!
Gioite omai gioite,
voi che la giù nella tartarea stanza
già per antica usanza
non altro mai che lagrimar sentite.
Gioite omai gioite.
Coro di demoni
Contro fatal decreto
come puote l’inferno esser mai lieto?
Demonio
Di stupor, di meraviglia
innarcate le ciglia,
o sempre al mal’ compagni e spiriti rei,
ch’oprar più non potea l’ingegno e l’arte,
si che fra neri inchiostri e bianche carte
vivran vita immortale i gesti miei.
Colui ch’al mondo uscì per debellar l’inferno,
ond’ho rossore eterno,
sin di Pluto la fronte impallidì:
pria che tramonte il di,
de’ suoi fasti la luce in fumo andrà.
Morirà, morirà!
Coro di demoni
Morirà, morirà!
Un demonio
Il Fatto è di te degno
e ridir non ti sia greve
quanto deve al tuo merto
il nostro regno.
L’altro demonio
Attenti! Udite!
Il preside Pilato, ostinato,
con sembianza e giusta e pia,
sostenea che dannar innocente ei non potea
il figliolo di Maria.
Allor ch’ all’interesse le piante io sciolsi
e fei salirlo in scena,
e al primo passo appena
ch’ei nella corte impresse,
tanto fe’, tanto oprò che giustizia
e pietade al ciel volò.
Ragione all’odio cesse,
e ben tosto vedrassi,
con solleciti passi d’ore fugaci e corte,
chi vita esser dicea chinarsi a morte.
Vedrassi com’ è pria
già di poggiare al ciel chiusa la via
e dai labbri gelati spirar la verità gli ultimi fiati.
Coro di Demoni
O menzogne fortunate,
trionfate, trionfate!
Fugate le grida, le strida,
e con strano portento
s’odano rimbombar là nel tormento,
ne’ più profondi orrori,
vittoriose armonie,
vanti canori.
Suonino, tuonino,
gioiose trombe,
e sol gioia rimbombe
nell’ Erebo fumante
con le tronche sue voci
Eco Festante.
SECONDA PARTE
Demonio
O del tartareo speco
dell’antro cieco del regno della morte
§dalla nemica sorte dannati amici
ad eternare i pianti,
come in sì lieta e sospirata aurora
per noi non sia posa
e non si riede ancora
con deliri vaganti?
Demoni
Al riso, al suono, ai canti!
Demonio
Stige, Averno, che fai?
Quando mai di Lete e d’Acheronte,
dell’acceso Flegetonte,
di Cocito su le sponde
sì giocose increspar l’onde
si vedranno, e quando mai?
Demoni
Stige, Averno, che Fai?
Demonio
Quando mai l’atra magione,
con più ragione
sepolti i gemiti,
con lieti fremiti
il ciel, la terra,
il mare assordirà?
Vergine
Cieli, stelle, pietà!
Demoni
Chi si fe’ prole divina,
chi di noi gl’oltraggi ordì
già nel suol la fronte inchina,
già per lui s’eclissa il dì.
L’inimico Nazzareno,
dei viventi la beltà,
sovra un legno venne meno,
catenato a un tronco stà
chi da regi adorato un tempo fù.
Vergine
Tormenti non più!
Misera, e quale io sento,
trionfator contento,
con urli e con sibili,
con gridi orribili,
con voci di scherno,
rider gl’abissi
e festeggiar l’inferno
e degli orrendi chiostri
dell’estinta beltà
pregiarsi i mostri?
Che d’insano livore
alto trofeo!
Ogni beltà cadeo
con l’adorato mio figlio Gesù.
Tormenti non più!
Cieli, stelle, pietà
d’una madre dogliosa,
lagrimosa, ch’a soffrire
tanto martire
già perduto il suo cor,
più cor non ha.
Cieli, stelle, pietà!
Maria si more:
s’a me fu tolto il core,
se del fonte di vita
io resto priva,
com’esser può ch’io viva?
Fate ch’io mora almeno
non senza core in seno,
e sia poi di quest’alma alma il dolore.
Rendetemi il mio core!
Demoni
Turbe amiche,
udite, udite
come al ciel chiede pietà
questa misera e non sa
che sotto orrido velo
già chiuso il cielo
sua fatal disavventura
o non vede, o non ode
o non la cura.
Vergine
Asprissimi chiodi,
dure chiavi spietate
ch’ove aprite, rompete e lacerate,
voi che ligato e stretto
con saldi e ferrei nodi
a una croce sposate il mio diletto
e me crudi vedovate e di sposo
e di figlio e del mio amore,
rendetemi il mio core!
Si, chiodi durissimi,
frangetevi, spezzatevi,
piegatevi!
E fia ben degno vanto
di questo pianto
ch’ammollisca del ferro
anco il vigore.
Rendetemi il mio core!
E tu, croce ingemmata
dai rubini del cielo,
già vile e nudo stelo
ch’ogni gioia, ogni bene
a me rapisti,
e compagna a due ladri,
ai furti avvezza,
me d’ogni mia ricchezza
impoveristi,
io t’abbraccio e t’onoro,
rendimi il mio tesoro!
Demoni
O Follia di cieca fe’!
Dal ferro ingiurioso
d’un legno sanguinoso
costei spera pietà, chiede mercè!
Vergine
E tu, figlio, perché?
Se per me, e col ferro e col legno
il ciel d’accordo,
con oltraggiose note,
alle preghiere mie,
chiamato, è sordo,
come esser può
che tua pietà infinita
te comporti deriso
e me schernita?
Deh, come esser mai puote che tu, figlio,
acconsenti che sotto rio flagel d’aspri tormenti,
se tanto ardir mi lice, figlio,
ch’io sia tua madre e sia infelice?
Errai, ah, figlio, errai!
Se pur mai cader mai può
nella tua madre errore,
errò d’amor’ bendato il mio dolore.
Demoni
Così d’empio dolor
forza omicida,
ove a battaglia sfida,
ove adun cor fa guerra,
ogni vigor di sofferenza atterra,
ch’al fin petto di selce,
alma di smalto
d’ostinato martir
cede all’assalto.
Vergine
Votisi pur dei mali l’urna
su le vitali ombre
di questa spoglia.
Ecco l’ancilla tua
pronta a tua voglia:
s’a te piace il mio pianto,
occhi piangete;
se t’aggrada il mio duolo,
è poco un petto solo.
Dolori, tormenti, crescete!
Piangete occhi, piangete!
In lagrime quest’anima disciolgasi,
dissolvasi, si stempre!
Occhi piangete,
si, piangete sempre!
Madrigale ultimo
Piangete occhi, piangete!
Dolori, tormenti, crescete,
ché per un Dio che langue,
per un figlio che more,
che versa per amore
un mar di sangue,
è poco ogni tormento, ogni dolore.
O d’eccelsa pietà nobile insegna,
ch’ai suoi seguaci il vero calle addita
di vincer morte e d’eternarsi in vita
e lacera n’insegna
che per salir di vera gloria al trono
e le pene e i martir le penne sono.
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